Satya

Satya è uno degli “Yama” le regole di comportamento necessarie per seguire il cammino yogico (Yoga Darshana) secondo il maestro Patanjali.
La radice “sat” coincide in Sanscrito con quella del verbo essere e Satya può essere quindi tradotto con “ciò che è”, realtà, verità, aumenticità.

satya

A livello superficiale Satya significa “non mentire”.
Per lo Yoga la menzogna non è un peccato commesso nei confronti di un ente supremo e distinto da noi, giudicante e che eventualmente ci perdonerà se ci pentiamo.

Lo Yoga è la scienza del conoscersi per essere”.
Satya può nascere solo dall’autentico ascolto di sé, dall’attenzione per quello che sentiamo e pensiamo qui e ora. Sapendo che anche in questa attenzione ci sono inevitabili livelli di nascondimento e di finzione.
E’ semplice e difficilissimo. Pensiamo al bambino: coincide con ciò che è, se dice una bugia lo fa senza giudicarsi. Non c’è distanza tra ciò che è e ciò che dice o fa. Quando gioca è il suo gioco, quando ride o piange è il suo riso e il suo pianto. Quando cresciamo l’io si stratifica, si indurisce, l’educazione, la cultura, la realtà che percepiamo entrano a fare parte della persona che perde, appunto, l’autenticità.

 

Satya nella pratica

Avvicinare Satya nella pratica dello Yoga (semplificando volutamente) significa aderire in ogni momento a ciò che si è e a ciò che si sente. Anche il corpo ha la sua verità che si può ascoltare senza giudicare quello che proviamo o comprendiamo.
Stanchezza, difficoltà, mancanza di forza o di equilibrio, tensione, ma anche competizione, desiderio di affermazione, narcisismo, possono emergere durante l’esecuzione di asana e vinyasa. Basta che ce ne accorgiamo e il nostro Yoga sarà un po’ più vero.

Yama e Niyama, “astensioni” e “osservanze” nelle traduzioni più diffuse, precedono per lo Yoga classico le asana, le posizioni.
Simili all’apparenza ai Dieci Comandamenti, vengono interpretate nei modi più vari.
Il rischio in Occidente è di prendere il mancato rispetto di Yama e Niyama come un peccato: è difficile distaccarsi dalla cultura che si assorbe per tutta la vita.